Pignatelli Ercole

PIGNATELLI ERCOLE
Ercole Pignatelli nasce a Lecce nell‘aprile del 1935.

Nella casa dei nonni materni ricorda di aver ammirato i ricami della nonna Maria, per colore e finezza in tutto simili a dipinti. Nella raccolta del nonno Ercole, chirurgo di fama, vi sono quadri del pittore leccese Michele Massari, che accendono la fantasia del ragazzo. Due anni dopo esegue il primo dipinto a olio: un paesaggio con alberi riflessi in uno stagno.
1045-1946 – Lecce, che durante la guerra non è mai stata bombardata, è un punto di confluenza dei profughi dalla Grecia e dall‘Albania. Sopra la casa dei Pignatelli, un immenso terrazzo con muriccioli, inferiate, enormi camini, riserve d‘acqua piovana, scale, passaggi che portano ad altri terrazzi, si spalanca un panorama complesso e affascinante. Questo diventa il luogo magico delle prime vere scoperte, visioni che torneranno spesso anche nel lavoro maturo dell‘artista.
1050-1953 – Si iscrive all‘Istituto d‘Arte G. Pellegrini, dove è allievo dello scultore Aldo Calò e del pittore Luigi Gabrieli; con il compagno Bruno Orlandi frequenta lo studio del pittore Lino Suppressa, che nel 1953 presenta la sua prima personale al Circolo Cittadino di Lecce; subito dopo parte per Milano dove, appena giunto, ha occasione di visitare la prima mostra antologica di Picasso a Palazzo Reale.
1954 – I primi tempi del soggiorno milanese sono tutt‘altro che facili; gli servono soprattutto le doti del carattere meridionale, indipendenza, capacità di resistenza, desiderio di appropriarsi di una realtà nuova. Prende in affitto una stanza in via Formentini 5, nel quartiere di Brera. Al Bar Giamaica, dove erano assidui pittori, poeti e critici, ha modo di stringere rapporti con Salvatore Quasimodo, Giorgio Kaisserlian, Lucio Fontana, Ugo Mulas, Piero Manzoni, Milena Milani. Conosce il movimento culturale milanese, allora molto fervido, del quale presto si trova a condividere gli interessi di rinnovamento: la sua pittura si apre a colori più squillanti, le figure ricordano ancora le donne del sud. Il gallerista Carlo Cardazzo si interessa a questi personaggi scarmigliati, fulminati come dalla corrente elettrica e posti in ambienti inquietanti e acquista mensilmente varie tele, divenendo così il suo primo mercante. Peppino Palazzoli, collezionista e poi direttore della Galleria Blu, gli commissiona alcuni dipinti. In novembre a Milano vince il Premio San Fedele per i giovani, che gli viene consegnato da Carlo Carrà.
Da questo punto il suo percorso artistico diverrà ricco e appagante di riconoscimenti a livello internazionale.

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